I ricercatori dell’Università di Oxford hanno cominciato a studiare i geofluidi nascosti nel sottosuolo dei vulcani dormienti, come possibile fonte di energia rinnovabile. In particolare, oggetto di analisi è un vulcano situato nell’Isola di Montserrat nei Caraibi, considerato una risorsa importante di energia geotermica a zero emissioni.
Research investigating the use of copper, lithium and gold from superheated brine on Montserrat was featured today in @thetimes!https://t.co/JvQPlGnLKU
— Oxford Earth Sciences (@OxUniEarthSci) July 1, 2024
Gli studiosi stanno cercando di trovare risposta ad alcune domande. Tra queste, se i vulcani dormienti possano diventare una fonte di materie prime rare necessarie per la costruzione di veicoli elettrici. I metalli rari, infatti, vengono estratti utilizzando metodi dannosi per l’ambiente e, inoltre, sono risorse limitate. La speranza, quindi, è che i vulcani dormienti possano cambiare la situazione.
L’ipotesi formulata è che accedendo ai geofluidi nel sottosuolo dei vulcani dormienti, potrebbe essere possibile estrarre litio, rame, oro e altri metalli rari e vitali per la produzione di batterie e altri componenti critici della tecnologia a emissioni zero. Tali metalli, infatti, vengono emessi da tutti i vulcani attivi, tuttavia, il loro recupero sarebbe fattibile solo nel caso di quelli dormienti.
“Stiamo usando Montserrat come come modello, per capire se questo studio è applicabile anche in altri luoghi“, ha affermato il professor Johnathan Blundy del gruppo di ricerca. La speranza degli scienziati, infatti, è sviluppare un progetto per il recupero di energia e metalli preziosi che possa essere adattato ad altri siti vulcanici dormienti.
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