Domani, 12 ottobre, i rappresentanti dell’Italia e degli altri Stati membri dell’UE saranno chiamati a esprimersi sulla proposta della Commissione europea di estendere per altri dieci anni la possibilità di usare il glifosato.
Si tratta dell’erbicida più diffuso a livello globale, il cui utilizzo ha impatti negativi sul clima, sulla biodiversità e sulla nostra salute: nel 2015, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) lo ha classificato come “probabilmente cancerogeno per gli esseri umani”.
Occorre ridurre l’impiego di pesticidi a livello globale
“Come evidenziato anche da ISDE-Medici per l’ambiente e da altre ONG europee in un esposto contro il consorzio guidato da Bayer, la valutazione su cui si fonda la proposta di rinnovo ha trascurato le lacune nei dati sulla tossicità e ha ignorato rischi per la salute e per l’ambiente della formulazione analizzata e dei suoi ingredienti, tutti elementi che giustificherebbero il divieto di questo erbicida sul mercato europeo”, ha dichiarato Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura di Greenpeace Italia.
Dopo la mia interpellanza al governo in cui si scopre che l’Italia “potrebbe” votare a favore del rinnovo della autorizzazione del #glifosato @Greenpeace_ITA consegna oltre 75 mila firme contro il rinnovo, raccolte in pochi giorni👇 https://t.co/KtMSmL2uVs
— Eleonora Evi (@EleonoraEvi) October 10, 2023
“Chiediamo quindi al Ministro della Salute e al governo italiano di votare contro il rinnovo del glifosato, dando priorità alla salute pubblica e alla protezione dell’ambiente rispetto agli interessi economici privati, rispettando così il principio di precauzione”. Oltretutto, lo stop all’impiego dell’erbicida sarebbe in linea con gli obiettivi europei di riduzione dell’uso di pesticidi previsti per il 2030.
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La petizione di Greenpeace contro il glifosato
Ecco perché Greenpeace nei giorni scorsi ha consegnato al Ministero della Salute una cartolina recante le sigle di oltre 75mila persone che si sono schierate a favore dell’organizzazione, firmando una petizione ancora disponibile. Diverse manifestazioni sono state organizzate anche in Francia e Germania.
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